Il lager


I lavoratori coatti erano internati in vari lager; su essi la lavoratrice coatta polacca Janina Przybysz racconta

Le condiczioni in questi lager erano terribili. Stavamo in varie aracche, nelle quali mancavano anche i servizi igienici basali. In una stanza si travavno 30 persone, uomini e donne. Mancavano l’acqua e stufe per il riscaldamento, mancavono il combustibile, le finestre, pagliericci e coperte sulle brande. Non avevamo ne tavoli ne banche. 

Dalle guardie i deportati venivano insultati e umiliati in ogni modo possibile, senza riguardi sul sesso o sull’età. In questo lager l’uomo non era un niente, era un nulla. La mattina alle 4 ci alzavamo per l’appello per ricevere mezzo litro di caffè amaro e un pezzo di pane. Poi alle 6 andavamo al lavoro.

Dal lager al posto di lavoro si andava a piedi. Camminavamo in una fila, scortati dalle SS con cani addestrati. I turni di dieci ore si faceva di giorno o di notte, erano faticosi e inumani, non esistevano delle pause. Nnn si poteva uscire dal lager che e

Dal lager al posto di lavoro si andava a piedi. Camminavamo in una fila, scortati dalle SS con cani addestrati. I turni di dieci ore si faceva di giorno o di notte, erano faticosi e inumani, non esistevano delle pause. Nnn si poteva uscire dal lager che era controllato dalle SS, non si poteva risposare anche se si era indebolito dal maltrattamento e dalla denutrizione, dalla febbre o cose simili. Tante persone morivano.